Un premio di congedo

Amalinze habitus iconic Backs

È iniziato tutto nella prima parte del 2019.

Alfonso era tornato da Londra carico a molla. Gianluca veniva dall’impegno col Forum dei Giovani. Marco stava indirizzando i suoi sforzi verso la realizzazione di un progetto locale.

Così ci ritrovammo a parlare. Come e perché non ricordo. Forse perché, semplicemente, volevamo tutti ‘fare qualcosa’.

Un paio di incontri informali al secondo piano e su idea di Pierfrancesco pensammo di declinare il concetto preesistente di hàbitus al nostro fine, estendendone così la definizione.

Teoricamente, avremmo inteso hàbitus come l’insieme di atti volti al “sacralizzare i luoghi”.

Praticamente, avremmo provato a scovare, (eventualmente) bonificare, e riutilizzare luoghi sconosciuti, poco conosciuti o dimenticati del nostro paese per fini socio-culturali.

E per un periodo l’abbiamo fatto. Ed ha funzionato.

Ricordo le facce della gente alla scoperta del gioiello di Franco Baccaro a via Carmine.

Ricordo la fatica nel salire scale che portano a villa Di Natale e la lietezza dell’animo nel seguire la valle morire al piedi del Vesuvio.

Ricordo le giornate di sudate a mettere a posto il Carminello ad Arco.

E ricordo tante altre cose.

Ricordo soprattutto che sono state serate di socialità, quelle che spesso preferivamo passare in uno dei paesi limitrofi, e, per questo, serate di gratitudine, in particolare dei coetanei.

Ha funzionato per un po’ e poi basta.

Poi basta perché si è manifestata e concretizzata la prima vera tragedia della mia vita che mi ha tolto prima le forze, poi mi ha tolto proprio tutto.

Allora ci siamo fermati.

Personalmente, mi mancava la concentrazione ed il tempo per dedicarmi ad un progetto con una mole di lavoro fisica ed organizzativa notevole. Al contempo, non volevo finirla lì. Sentivo di voler continuare a ‘fare qualcosa’.

Così, ho perseguito il fine di hàbitus nel modo che mi viene meglio che è anche quello di cui non potevo fare a meno nonostante la mancanza di concentrazione, la mancanza di tempo, ed il concretizzarsi della tragedia: la scrittura.

Ho provato quindi a rendere sacri quei luoghi a cui sono legato per un motivo o per un altro: il tragitto che porta alla Costiera; via Cesarano 137, per 34 anni sede del negozio di mio papà; via Astarita 50, sede del Tosello ‘ra Tuppona del compianto devoto Nicola o’ marmista; ed altri luoghi del mio paese della memoria.

hàbitus è stato davvero il mio bacio a questa terra per sempre. Un solo bacio, uno soltanto ed innocente, come tutti i baci sentiti.

hàbitus ICONIC non sarà mai hàbitus.

Piuttosto, è un modo per fare il punto e mettere un punto. Un premio di congedo ad un lavoro che in ogni caso ha cambiato qualcosa nella mia vita, nella percezione di questo genere musicale, e chissà, nella cultura di questo paese.

Perché, come dicevo un mese fa, a volte bisogna guardarsi indietro e respirare.

Dal 2014 ad oggi sono usciti 59 brani miei più una 20ina di collaborazioni. Si dice che la quantità non sia mai sinonimo di qualità, ed è vero.

Allo stesso tempo, se mi sono spinto tanto lontano è perché sono stato motivato da chi ascolta, che fosse attraverso un messaggio su Instagram o una parola scambiata dopo un live.

In fondo deve andare così: non posso di certo comandarvi a salpare con me. Non posso proprio. Potrebbe funzionare per un po’, ma i più si accorgerebbero dell’inganno.

Di contro, una cosa la posso fare: posso farvi bramare il mare. Quello sì.

E se sono qui a scrivere, vuol dire che chiudendo gli occhi ascoltando un mio pezzo, un po’ di questo mare sono riuscito a farvelo vedere.