l’ultimo giorno di festa

Mix & Master: Dottbul x Nogenres

Avevo l’idea del brano da un po’ di anni. tre o addirittura quattro, forse. Ne parlai pure con amici artisti o comunque devoti con alle spalle progetti creativi a riguardo.

Era già tutto in testa: quello di cui volevo parlare, i concetti da sviluppare e gli elementi da utilizzare affinché il testo ruotasse attorno al tema de ‘l’ultimo giorno di festa’ in base al mio personale vissuto (‘ultimo’ per me). Volevo parlare di come io vivo la festa, le cose che faccio e le cose che mi fanno venire le palpitazioni già da gennaio pensando a quei giorni.

E questo ho fatto.

L’ elemento centrale del brano è uno degli aspetti che più amo della festa: il passaparola. Durante la festa incontri migliaia di persone per strada ma difficilmente riesci a trovare lo spazio materiale per fermarti a parlare. E allora in quei pochi secondi di incrocio, le domande che si fanno tipicamente sono: dove state andando? Ma stanno suonando là? Si balla? Chi ci sta? E cose del genere.
Secondo me, questo aspetto comunicativo personale, colloquiale, spontaneo ed impercettibile è da considerare come aspetto caratterizzante della festa. Magari lo è anche di altre feste di paese, non lo so. Ma qui è qualcosa di potente, che da dinamicità alla festa, che la muove e la connette. Fateci caso.

In realtà, ho tante cose dentro sulla nostra festa, e so di non aver detto tutto, ma ho fatto quello che mi è riuscito. Diciamo che ho fatto del mio meglio.

E questo è. Senza nessuna pretesa. Da individuo, da devoto, nient’altro.

Quest’anno le cose sono diverse, e per me lo sarebbero state a prescindere dalla crisi epidemiologica.

Ma la festa è dentro, e questo non cambia mai.

Testo:

l’ultimo giorno di festa respiro la tristezza
la nostalgia che rimpiazza l’attesa
l’ultimo giorno di festa in fotografia
coglie i volti esausti ma mai sazi sembra bulimia

dopo 5 o 6 mesi i ricordi sbiaditi
o meglio poi si confonderanno con quelli
delle feste degli anni passati
perchè le vivo intensamente e sono simili

le cose che facciamo, senza fare attenzione
automaticamente perchè è per tradizione
ed immensa devozione, la festa è dentro non cambia
cambiano le persone
non mi tocca, sento la vibrazione

dove si balla è questa la domanda
dove si balla
il passaparola la linfa la chimica le reazioni
la città è magnifica così ma la festa è dentro portoni

nei cortili, il venerdì con le tammorre e nacchere
per 4 giorni non si fermeranno come un disco
si aprono le porte della chiesa, una preghiera
alla signora dei cieli e si scappa da Don Prisco

a piazza municipio il venerdì diventa sabato
e l’odore dei carciofi si solleva ad ogni angolo
domenica alla 9:00 tutti inchinati ai suoi piedi
è la giornata della mamma di tutti i paganesi

la notte il ritmo non si ferma
e arriviamo al lunedì la processione fa da sveglia
le tammorre poste ai piedi della statua in santuario
a salutare la regina si innalza la preghiera del tammorraro ma

l’ultimo giorno di festa si balla ancora
dove si balla? dove si balla?
l’ultimo giorno di festa è un passaparola
dove si balla? dove si balla?